-Ciao Stefano, come ti sei avvicinato alla scherma e cosa ti ha spinto a fare di questo sport la tua carriera?
“Mi sono avvicinato alla scherma grazie a una passione di mio padre, che ai suoi tempi non aveva potuto praticarla in quanto riservata a un certo ceto sociale, nobili e persone facoltose. Visto il mio carattere vivace, all’età di 9 anni ho iniziato il mio percorso nel Club Scherma Roma e da quel momento la scherma è entrata nella mia vita e non è più uscita. Lo sport è stato importante nella formazione del mio carattere mi ha educato sotto vari punti di vista. La disciplina, la concentrazione e la capacità di anticipare l’avversario mi affascinavano. Ho capito subito che sarebbe potuto diventare qualcosa di più di un semplice passatempo. La scherma mi ha insegnato a essere molto disciplinato e a sviluppare una mente strategica. Poi, con il tempo, le cose sono evolute e ho cominciato a competere a livelli sempre più alti.”
-Parlaci delle tue esperienze olimpiche. Qual è stato il momento più emozionante delle tue partecipazioni ai Giochi Olimpici?
“Le Olimpiadi sono l’apice per ogni atleta. La prima volta che ho partecipato è stata un’emozione indescrivibile. Entrare nell’arena olimpica e assistere dal vivo alla cerimonia di apertura è stato un sogno che diventato realtà. Ricordo la sensazione di adrenalina e il peso della responsabilità. All’inizio non pensi di raggiungere certi traguardi, ma la prima volta che ho rappresentato il mio paese a Seul, già 4 anni prima a Los Angeles avevo avuto la mia prima occasione. Poi, 4 anni dopo, sono andato a Barcellona e qualche anno dopo ancora ad Atlanta, dove ho iniziato a fare il commentatore tecnico per la Rai. All’età di 19 anni sono entrato nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, prima come atleta e poi come direttore tecnico. Ma la cosa che mi ha davvero emozionato è stato vedere tanti altri atleti di altissimo livello, tutti con una passione per il loro sport che era palpabile. Anche se non ho portato a casa una medaglia, ogni incontro olimpico mi ha insegnato qualcosa di nuovo, soprattutto sulla resilienza. La seconda partecipazione è stata un po’ diversa, con più consapevolezza, ma sempre con la stessa voglia di dare il massimo.”
-Le Olimpiadi richiedono un livello altissimo di preparazione, ma anche di sacrificio. Come bilanciavi la tua vita personale con gli allenamenti intensivi?
“Mi sono sempre sentito privilegiato perché quando fai una cosa che ami, anche se ci vuole impegno e rinunce, non puoi parlare di veri e propri sacrifici. Un atleta che fa una cosa che ama è un privilegiato. Ho trascorso tanti anni a Milano perché lì c’era il centro nevralgico della Spada. Erano tre grandi realtà: Milano con la società del Giardino, il Circolo della squadra Mangiarotti e la Pro Vercelli a Vercelli.”
-La scherma è uno sport di grande concentrazione, ma anche di grande abilità tecnica e psicologica. Come preparavi mentalmente i tuoi incontri?
“La scherma è uno sport molto mentale e fisico, in cui il tempo, la misura e la velocità sono le caratteristiche principali. Mi allenavo sia al mattino che al pomeriggio, alternando lezioni con il maestro (con cui fai tutta la vita) e preparazione fisica con il preparatore. Gli assalti con i compagni sono simulazioni di gara. La preparazione mentale è cruciale. Ogni assalto è un incontro di testa e fisico, uno sport estremamente tattico, una partita di scacchi giocata a 200 all’ora. Ogni avversario è diverso dall’altro e bisogna leggere la situazione continuamente.
-Oltre alla scherma, quali sono stati i tuoi altri interessi e passioni? E come questi ti hanno influenzato nel percorso sportivo?
“Sono appassionato di cinema, musica, teatro, ma anche legato al mondo del calcio. Oggi sono cronista sportivo e conduttore radiofonico su Radio 6, oltre ad essere opinionista per diverse trasmissioni sportive. Sono anche appassionato di ballo, e nel 2010 ho partecipato con la mia partner Tina Hoffman a “Ballando con le Stelle”. È stata un’esperienza che ho coltivato anche negli anni successivi.”
-Ora che la tua carriera olimpica è alle spalle, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“In questo momento mi sto concentrando su nuovi progetti. Ho sempre amato trasmettere la mia passione per la scherma e mi sto dedicando alla formazione dei giovani atleti con il Team Illumina di Sport e Salute, in cui trasmettiamo ai giovani l’importanza e i valori dello sport. Credo che sia importante dare indietro tutto quello che ho imparato durante la mia carriera. Dal 1990 faccio parte della Nazionale Attori, che ha una storia di oltre 50 anni e con la quale abbiamo ottenuto importanti traguardi.”
-Un’ultima domanda: se dovessi dare un consiglio a un giovane che sogna di arrivare come te alle Olimpiadi, cosa gli diresti?
“Gli direi che la strada è sicuramente lunga, ma passo dopo passo va percorsa e non bisogna né esaltarsi per una vittoria, né abbattersi per una sconfitta. Bisogna concentrarsi sull’obiettivo, ripartire da ogni sconfitta e delusione, e avere resilienza. Oggi ce n’è bisogno, perché i giovani vivono gli insuccessi in modo amplificato e lo sport insegna a guardare sempre avanti, senza mollare mai. Chi ha vissuto di agonismo nella vita ha una marcia in più. Non esistono scorciatoie nel percorso verso il successo, lo sport è uno degli ambienti più meritocratici. Non si può imbrogliare, bisogna lavorare ogni giorno con passione e determinazione. E soprattutto, ciò che consiglio ai giovani è innanzitutto divertirsi. Il talento ti può aiutare, ma in vetta ci resti soltanto con il duro lavoro.”