Dai dribbling con la Roma alle esperienze tra cucina, formazione e imprenditoria. Roberto Scarnecchia ha attraversato il mondo del calcio e non solo. Lo abbiamo intervistato per ripercorrere la sua carriera e scoprire cosa fa oggi.
Roberto, partiamo dal tuo esordio con la Roma. Una partita particolare contro il Milan…
“Un debutto indimenticabile. La Roma era in piena emergenza, mancavano tanti titolari e ci presentammo all’Olimpico con una squadra piena di giovani. Ero emozionato, ma determinato a dimostrare il mio valore. Giocai una partita intensa, e i difensori del Milan furono costretti spesso al fallo per fermarmi. Un battesimo di fuoco, ma positivo.”
Nei primi anni in giallorosso, però, non hai avuto molto spazio…
“Era un periodo complicato per la Roma, con tante difficoltà che rendevano difficile l’inserimento dei giovani. Ma io continuavo a lavorare, sapevo che prima o poi sarebbe arrivata la mia occasione.”
E infatti con Liedholm la tua carriera cambia…
“Assolutamente. Liedholm era un maestro di calcio e aveva una visione straordinaria. Puntò su di me, mi diede continuità e fiducia. Il suo modo di insegnare il calcio era unico: ci spiegava come pensare prima di giocare, come muoverci senza palla, come gestire il ritmo della partita. Con lui ho vissuto la mia miglior stagione, sfiorando anche la Nazionale.”
In quegli anni vinci due Coppe Italia con la Roma. Che ricordi hai di quelle finali?
“Emozioni incredibili. Due finali contro il Torino, entrambe decise ai rigori. La tensione era altissima, ma alla fine abbiamo alzato la coppa due volte di fila. Erano anni in cui la Roma stava crescendo, e quei successi hanno dato ulteriore fiducia alla squadra e all’ambiente.”
Poi, però, arriva il declino in giallorosso e il passaggio al Napoli…
“Nel calcio le cose cambiano in fretta. Decisi di lasciare la Roma perché mi sentivo stretto e in competizione con altri nel mio ruolo, nonostante due stagioni da titolare. Così accettai l’esperienza a Napoli, una piazza calda e appassionata. Poi passai al Pisa e infine al Milan. Ogni tappa mi ha insegnato qualcosa.”
Chiudi la carriera tra Pisa, Milan e Barletta. Come è stato quel periodo?
“A Pisa ho trovato un ambiente straordinario, con una tifoseria incredibile. Il Milan attraversava un momento difficile, ma vestire quella maglia è sempre un onore. Poi ho scelto di chiudere a Barletta, contribuendo alla promozione dalla C1 alla B. Un’esperienza che mi ha permesso di concludere la carriera con soddisfazione.”
Dopo il calcio giocato hai provato la carriera da allenatore. Com’è stata questa esperienza?
“Ho allenato tra i dilettanti, cercando di trasmettere la mia idea di calcio. Ho avuto esperienze con il Seregno, il Merate, il Voghera e il Derthona. Mi piaceva lavorare con i giovani, ma ho capito presto che non era il mio mondo. Il calcio stava cambiando, e io sentivo il bisogno di guardare altrove.”
E così è iniziata una nuova vita per te, tra formazione e cucina…
“Sì, ho sempre avuto voglia di sperimentare. Mi sono iscritto alla Bocconi, ho studiato comunicazione, marketing e ho frequentato anche corsi ad Harvard. Poi ho seguito dei master di cucina e ho aperto ristoranti. La passione per il cibo è sempre stata forte in me, e oggi mi divido tra formazione, ristorazione e consulenze.”
Sei stato anche opinionista televisivo e autore di un saggio d’economia. Cosa ti ha spinto a queste esperienze?
“La voglia di mettermi in gioco. Il calcio è un mondo affascinante, e raccontarlo in TV è divertente. Ma mi piace anche studiare e approfondire temi economici e manageriali. ‘L’uovo di Colombo’ è un libro in cui ho cercato di spiegare concetti economici in modo accessibile, proprio come un allenatore spiega il gioco ai suoi calciatori.”
Nel 2017 hai ricevuto il Premio ‘Sette Colli’. Cosa ha significato per te?
“Un riconoscimento speciale. Roma è la mia città, la mia squadra del cuore, e ricevere un premio riservato alle bandiere giallorosse è stato un grande onore. Significa che qualcosa di buono ho lasciato nel cuore dei tifosi.”
Oggi come vedi la Roma e il calcio moderno?
“Il calcio è cambiato tantissimo. È molto più fisico, più veloce, ma forse ha perso un po’ di quel romanticismo che avevamo ai miei tempi. La Roma è sempre una grande squadra, e i tifosi restano il vero cuore pulsante di tutto. Spero di vederla presto di nuovo vincente.”
La tua grande passione per la cucina, dai sapori alle tradizioni… Cosa rappresenta oggi per te il mondo della ristorazione?
“La cucina è stata la mia prima passione. Già a sei anni ero in cucina con mia mamma e mia nonna. Poi, nell’adolescenza, il calcio è diventato predominante e ho intrapreso una carriera importante in quel mondo. Una volta terminata la mia esperienza da calciatore, ho ripreso il percorso nella ristorazione, che oggi rappresenta per me una passione immensa. L’arrivo della stella Michelin è stato un traguardo straordinario, motivo di grande orgoglio. Essere riconosciuto sia nel calcio che nella cucina è una soddisfazione immensa.”
Se dovessi descrivere Roberto Scarnecchia in tre parole?
“Curioso, determinato, instancabile.”
Intervista a cura di Irene Taurino